giò di francia ci ha lasciato
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bischero
on Thursday, July 24th, 2008 at 19:28 | 24.07.2008 and is filed under inutili.
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July 25th, 2008 at 1:28 | 25.07.2008
non ho capito
July 27th, 2008 at 13:40 | 27.07.2008
Amici,credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi,ch’io
vi dovro’ presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato,credetemi,
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi.Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro.Sento
pero’ che vi dovro’ ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino,oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge,rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve,una costernazione.
Era cosi’ bello parlare
insieme,seduti di fronte:
cosi’ bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile,nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto,anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare;
(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perchè
l’ho recata,e quale
aiuto mi potrà dare
poi,quando l’avro’ con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo- ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite é si’ lieve spinta;
Congedo, o militare
( o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento
> Congedo del viaggiatore cerimonioso (Giorgio Caproni 1966)