giò di francia ci ha lasciato

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2 Responses to “giò di francia ci ha lasciato”

  1. kappe Says:

    non ho capito

  2. bischero Says:

    Amici,credo che sia

    meglio per me cominciare

    a tirar giù la valigia.

    Anche se non so bene l’ora

    d’arrivo, e neppure

    conosca quali stazioni

    precedano la mia,

    sicuri segni mi dicono,

    da quanto m’è giunto all’orecchio

    di questi luoghi,ch’io

    vi dovro’ presto lasciare.

    Vogliatemi perdonare

    quel po’ di disturbo che reco.

    Con voi sono stato lieto

    dalla partenza, e molto

    vi sono grato,credetemi,

    per l’ottima compagnia.

    Ancora vorrei conversare

    a lungo con voi.Ma sia.

    Il luogo del trasferimento

    lo ignoro.Sento

    pero’ che vi dovro’ ricordare

    spesso, nella nuova sede,

    mentre il mio occhio già vede

    dal finestrino,oltre il fumo

    umido del nebbione

    che ci avvolge,rosso

    il disco della mia stazione.

    Chiedo congedo a voi

    senza potervi nascondere,

    lieve,una costernazione.

    Era cosi’ bello parlare

    insieme,seduti di fronte:

    cosi’ bello confondere

    i volti (fumare,

    scambiandoci le sigarette),

    e tutto quel raccontare

    di noi (quell’inventare

    facile,nel dire agli altri),

    fino a poter confessare

    quanto,anche messi alle strette,

    mai avremmo osato un istante

    (per sbaglio) confidare;

    (Scusate. È una valigia pesante

    anche se non contiene gran che:

    tanto ch’io mi domando perchè

    l’ho recata,e quale

    aiuto mi potrà dare

    poi,quando l’avro’ con me.

    Ma pur la debbo portare,

    non fosse che per seguire l’uso.

    Lasciatemi, vi prego, passare.

    Ecco. Ora ch’essa è

    nel corridoio, mi sento

    più sciolto. Vogliate scusare).

    Dicevo, ch’era bello stare

    insieme. Chiacchierare.

    Abbiamo avuto qualche

    diverbio, è naturale.

    Ci siamo- ed è normale

    anche questo- odiati

    su più d’un punto, e frenati

    soltanto per cortesia.

    Ma, cos’importa. Sia

    come sia, torno

    a dirvi, e di cuore, grazie

    per l’ottima compagnia.

    Congedo a lei, dottore,

    e alla sua faconda dottrina.

    Congedo a te, ragazzina

    smilza e al tuo lieve afrore

    di ricreatorio e di prato

    sul volto, la cui tinta

    mite é si’ lieve spinta;

    Congedo, o militare

    ( o marinaio! In terra

    come in cielo ed in mare)

    alla pace e alla guerra.

    Ed anche a lei, sacerdote,

    congedo che m’ha chiesto s’io

    (scherzava!) ho avuto in dote

    di credere al vero Dio.

    Congedo alla sapienza

    e congedo all’amore.

    Congedo anche alla religione.

    Ormai sono a destinazione.

    Ora che più forte sento

    stridere il freno, vi lascio

    davvero, amici. Addio.

    Di questo, sono certo: io

    son giunto alla disperazione

    calma, senza sgomento.

    Scendo. Buon proseguimento

    > Congedo del viaggiatore cerimonioso (Giorgio Caproni 1966)

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