Ci vediamo astrazione (?)
questa è la seconda parte (finalmente) e riguarda unicamente le avventure di sargon….
per la prossima evito di darmi scadenze tanto ho già visto che non riesco a rispettarmi
Tante cose non ci sono, eppure il mondo è pieno.
Ci sembrava un tempo strano quando ci si chiedeva come mai non veniamo spazzati via dal vento sollevato dal movimento rotatorio della terra;
forse strana può sembrar la domanda, in verità il vento c’è, non senti come soffia?
Tira e sospira, sbuffa per la fatica ma non demorde, sempre presente un sibilo nelle orecchie, forse è un fischio, forse stanno parlando di te; chissà chi è?
Sicuramente qualcosa ci ha strappato anche se non si riesce a capire bene;
un pezzo qui, un pezzo là, chissà dove sono andati
e cosa sono, chissà se saresti in grado di riconoscerli.
Tanti piccoli brandelli di umanità che volano ignoti e incuranti, talmente piccoli che tutti insieme non fanno neanche un’anima, non ancora almeno. Diamo tempo al tempo.
Come se non ne avesse abbastanza.
Senza preoccupazioni il futuro Sargon secondo si lasciava trastullare dalle narrazioni di un giovane bardo itinerante di nome Kalidasa. I suoi racconti di terre immaginarie meravigliose lo affascinavano, così tanto poco conosceva il mondo, piccolo presuntuoso decorato da capo a piedi, statua di sè stesso. Ritrovandosi a vagare in deserti persi tra città affogate nella melma di fiumi impetuosi, giorni e giorni senza incontrare nessuno, per poi scoprire interi quartieri nascosti sotto le dune di sabbia. Fu così che imparò a parlare con i serpenti.
Nel sottosuolo finalmente il vento si era calmato, solo un sommesso ronzìo di sottofondo (forse un chitarrista grasso strimpella qualche melodia). Acqua che cola dalle pareti, immensa ricchezza sprecata a favore di inutili sculture calcaree. Inamovibili, come gli abitanti di questo immenso complesso residenziale quando gli si chiede di frequentare la superficie.
Nelle stradine di roccia una sommessa luce gialla illuminava la desolazione del mercato, il sole artificiale del sottosuolo all’alba è una miriade di riflessi, rimbalza negli occhi di tutti creando una intricata rete di relazioni interpersonali basate sullo scambio di elettroni.
“Destreggiarsi in un simile contesto sociale non deve essere per niente facile”
pensando Sargon si intrufolò nel mercato più silenzioso che avesse mai visto.
Tappeti per terra e merci sparse, sonnolenti i rettili si scambiano racconti sugli ultimi diluvi universali ignorando colui che sarà il dominatore del mondo mentre passeggia rumorosamente. Sotto una quercia sembra di intravedere un piccolo gruppetto animato da parole sospese sulla testa; avvicinandosi lentamente Sargon intuisce che sono quattro militari, “questo decisamente è il mio ambiente!” mormora cercando di farsi sentire mentre approccia.
“Esiste una città turrita non lontano da qui, fantastica si stende e si stiracchia ogni mattina,si glorifica con mille stendardi che sventolano su ogni torre”
“Una città di conquiste?”
“In realtà no, non ha mai combattuto una battaglia, le bandiere sono tutte di nazioni immaginarie inventate dal grande narratore che presiede al tempio cittadino”
“E pensano di aver guadagnato gloria… una città di stupidi sognatori”
“Invero anch’io ne ho sentito parlare…” esordì Sargon “la città delle acque, che si leva all’orizzonte in mezzo al mare, pare che gli abitanti siano tutti principi pirati!”
“ Com’è possibile che esistano solo nobili in una città? Non ha senso…”
“E come possono essere pirati se tutto quello che fanno è sognare ad occhi aperti dalle sommità delle torri?”
Esisteva un tempo un vasto impero di mercanti, non c’era pietra preziosa di cui non fossero adornati, nessuna conchiglia nè spezia era troppo esotica per i loro banchetti; schiavi e animali delle nazioni più disparate coloravano a animavano le piazze della città urlando in tutte le lingue che l’uomo fosse riuscito a inventare.
Una piattaforma in mezzo all’acqua elevava la città loro capitale nonchè tempio principale, si dice che le fondamenta poggiassero sulle ossa di almeno centomila schiavi… la raffinatezza dei loro gusti rendeva la superbia dei “principi” quasi un sentimento religioso di distacco dagli stranieri. Gli alberi dominavano il paesaggio cittadino, con le radici in acqua crescavano in mezzo ai mattoni slanciandosi al cielo con miriadi di rami, danze estatiche e i canti dei mistici risuonavano ovunque nella cittadella in cui solo gli abitanti potevano ritirarsi per vivere la propria divinità.
anime condivise e poi perdute, ancora oggi tra le nuvole puoi vedere gli sguardi indagatori e sognanti di chi si sta cercando
Forse è qui che è stato creato Dio, forse vola ancora tra le menti inebriate di un milione di senzanima…
September 17th, 2005 at 13:13 | 17.09.2005
bello, ma mi son perso mi sa. gli scacchi dove sono più? aiuto.
September 17th, 2005 at 14:55 | 17.09.2005
cazzo kappe, non capisci…
questa è la seconda parte, non la prima
September 17th, 2005 at 15:52 | 17.09.2005
ah ok
September 17th, 2005 at 18:50 | 17.09.2005
non so perchè ma il capitolo secondo combina un sacco con l’immagine di turno del blog. mancano un po’ di rettili mercati militari polvere e dei, ma la salute ne guadagna
September 20th, 2005 at 14:18 | 20.09.2005
datemi il tempo di leggere e leggerò anche io….