vi trascrivo una lettera che ho ricevuto da una ragazza spagnola, Ayesha, che era in Libano al momento dell’inizio della guerra. (non so se sia ancora li, non penso sia riuscita a lasciare il paese). Non la conosco personalemente, ma abbiamo un amico francese in comune, Nico, un ragazzo che studia a Parigi di cui vi volevo riportare i racconti sulla Sorbona occupata dello scorso inverno e che poi non ho riportato.
Immagino voi abbiate tutti sentito qualcosa sul Libano e sui combattimenti israeliani. Io sentivo solo parlare di piogge di vigliacchi razzi mussulmani cattivi contro i fieri soldati israeliani che colpivano con attacchi puntuali e mirati il terrorismo.
Ora vi trascrivo quanto ho ricevuto. Appena ho un minuto allegherò una traduzione. Spero possa essere utile a farvi tornare in mente le parole di Ayesha ogni volta che per strada, in televisione, alla radio o su un giornale vedrete la faccia di Prodi o Fassino o D’Alema o Berlusconi parlare di politica estera, dell’importanza che l’incontro per le trattative di pace si svolga a Roma piuttosto che a Civitanova marche marina, da non confondersi con Civitanova marche monti.
La lettera risale a pochi giorni dai primi attacchi
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